giovedì 16 settembre 2010

Rememberin' Starbury


Questo pezzo è dedicato ad una vecchia ma sopratutto "sprecata" stella NBA, Stephon Marbury. Giocatore che ho amato e odiato allo stesso tempo, per il grande talento consegnatogli dalla natura, e per l'uso sbagliato che probabilmente ne fece. Ragazzo nato e cresciuto a Coney Island, fin dai tempi dell'High School ( Alla Lincoln HS) era considerato il miglior giocatore che Coney Island abbia mai prodotto. Nato da una famiglia numerossissima, pensava, più che all'NBA, (Universo, grazie alle sue capacità cestistiche, raggiungibile, e cosi è stato)a riuscire ad avere una buona considerazione al liceo, e sopratutto nei Playground Newyorkesi, veri santuari del basket nella "grande mela". Finito il liceo, notata da molti la sua capacità di praticare lo sport con la palla a spicchi, scelse Georgia Tech come università, e dopo solo un'anno di college, venne scelto dai Bucks con la quarta chiamata al draft. Poco tempo dopo aver stretto la mano a Stern col cappellino della franchigia del Wisconsin, la sua squadra cambiò, passò ai T'Wolves in cambio di Ray Allen ed una futura scelta al draft per Milwakee.

Dunque la carriera NBA di Stephon ebbe inizio con Minnesota. Le sue altre sqadre furono in ordine cronologico Nets, Suns, Knicks e Celtics, prima di abbandonare definitivamente l'universo a stelle e striscie per andare a giocare in Cina nel 2010. A livello statistico, non si potevano che attendere cose straordinarie dal fenomeno NewYorkese. Cifre alla mano: In carriera,19.3 punti a sera con 7 assist e mezzo circa distribuiti. Quindi come detto precedentemente, sul talento immenso e sulla capacità di segnare e smarcare i compagni, non si può discutere, ma sulla sua testa e sul suo comportamento non lo si può sempre difendere, anzi. I problemi all'interno della società e dello spogliatoio Marbury, li ha avuti praticamente dappertutto, basti pensare al "casino" di Minnie, dove Steph, chiedeva lo stesso stipendio del go-to-guy della squadra Garnett, nel quale in seguito il presidente dei Wolves venne gravemente menzionato e "strigliato" da tutta la "NBA"(Oltre a ciò, danneggiò anche i Timberwolves, che non poterono avere le prime scelte al draft per qualche anno, oltre ad altri piccoli handicap da scontare, ma non entriamo nell'argomento) per i contatti "di nascosto" presi con "the man from Coney Island", passando per Newark in New Jersey, dove, visto lo scarso contributo che potevano offrire gli altri compagni di squadra a qui tempi (mentre ora invece...), Steph ebbe la "bella" idea di farsi scrivere sulle "snakers"(le scarpe da gioco) un antipatico, quanto arrogante "All Alone", cioè "Faccio tutto da solo", in poche parole. Terminata la parentesi in Arizona, ecco che si presenta l'occasione della vita. Giocare nella sua città, per la squadra che più di ogni altra contempla e ha contemplato la pallacenstro, New York.
 A causa del suo comportamento però, le gioie nella "grande mela" non durarono molto, e dopo varie incompresioni, i Knicks arrivarono a prendere una drastica decisione: Mandarlo fuori squadra. "Starbury" passò molto tempo senza vedere il parquet, ma l'idea di non giocare, poteva tranquillamente essere "ammorbidita" dal fatto che N.Y. doveva sborsargli ogni anno ben 22 milioni. La possibilità di diventare un'icona per il popolo NewYorkese, ed essere ricordato per le sue gesta svanì e le chance di tornare in NBA per lui, diminuirono in modo esorbitante; le squadre non si fidavano di poter avere in squadra uno "spacca-spogliatoio" come lui. Ed invece, a sopresa, ecco che si presenta l'offerta dei Boston Celtics. Le condizione erano chiare: Stephon aveva il ruolo di comprimario "di lusso", visto la crescita esponenziale di Rondo e l'obiettivo di vincere il titolo da parte di Boston, e al primo errore che avesse commesso, l'avrebbe pagata cara. Nella sua (mezza, neanche) stagione coi Celtics, si notarono evidenti peggioramenti fisici e tecnici spiegati anche dai 3.8 punti a partita e la successiva sconfitta ai Playoffs dei Celtici contro i Magic, ma ovviamente qui, le colpe non sono da attribuire solo a lui. Finita la breve esperienza a Boston, le porte NBA per Marbury si chiusero ufficialmente. Per il suo futuro, si parlava di offerte dall'Italia, ma alla fine scelse la Cina, che offrì quantità di denaro nettamente superiori rispetto alle offerte Europee. Dunque, la carriera NBA di "Starbury" non finì come lui e la gente avrebbero sperato, continuando la tradizione dei nativi di Coney Island: Giocatori ricchi di talento e fisico, ma privi di testa, sempre con un motivo per non sfruttare al meglio le potenzialità datagli. Dispiace veder finire sportivamente un giocatore così forte in questo modo, sopratutto a un fan come me, ma continuo a pensare che quasi tutte le colpe siano da attribuite a lui(non dico tutte, perchè se avesse trovato l'ambiente e la squadra giusta, ora lo vedremmo diversamente, ma questo è un altro discorso). Una cosa, a mio modestissimo (e contestabile, per carità) parere, è certa: Con un'altra testa, (e con compagni di valore al suo fianco, perchè altrimenti è quasi impossibile) adesso avrebbe quasi tutte le dita riempite dagli anelli...


Nessun commento:

Posta un commento